January 25, 2010

Hei Ciccio

Ricordati questo

e anche questo

Il 30, da bravo, vieni a Roma

January 2, 2010

Radetzky 2.0

La marcia di Radetzky e il 2.0

Una delle cose che mi è sempre piaciuto fare, e che riesco a fare anche ora, è rimanere a letto, il primo giorno dell’anno, fino all’ora di pranzo.
Una cosa che però rendeva speciale questa abitudine, era il fatto che mio padre, svegliatosi prima di me, accendeva sempre la televisione sul concerto di Capodanno, a Vienna, ed era una gioia immaginare i tortellini e lo zampone che mi aspettavano, rimanendo lì, sotto le coperte, ascoltando dei valzer e un pò di musica classica.
In più c’erano sempre le voci dei commentatori, monotone più di quelle che descrivono la messa di Natale, soporifere, di nuovo.

Venivo però sempre tratto da questa dormiveglia verso la fine del concerto.
Mio padre mi veniva a chiamare, io e i miei fratelli ci alzavamo, e tutti insieme assistevamo all’esecuzione della Marcia di Radtzky, come se fosse un Angelus laico, la degna preghiera prima del pranzo.

La marcia di Radetzky è stata composta per festeggiare Johann Joseph Wenzel ovvero il feldmaresciallo Radetzky von Radetz.
È stata composta da Johann Strauss,in occasione del ritorno delle truppe austriache vittoriose sugli italiani, dopo le Cinque giornate di Milano, è un inno alla soffocazione dei moti rivoluzionari del 1848.

Eppure è una marcetta gioiosa, semplice, domenicale, un inno alla pace, più che una celebrazione della guerra, vittoriosa, ma sempre guerra.
Me la immaginavo più come una musichetta rivoluzionaria non certo come inno dell’impero austroungarico.
Ma, in effetti, è un ragionamento che non tiene, la Marsigliese e l’Internazionale, che dovrebbero celebrare in diversi momenti storici i moti rivoluzionari, sono praticamente dei canti gregoriani al confronto, suonano pomposi, lenti, tristi.
Dentro l’Internazionale c’è tutto il freddo della steppa, c’è Dersu Uzala, c’è l’ansa del Don, ci sono delle masse di lavoratori in silenzio nella Piazza Rossa, in una parola, una pompa.

Strauss era contemporaneo di Marx, non so se fossero amici, ma sicuramente aveva letto il Manifesto, però era un musicista di corte e doveva comporre per i potenti, forse gli ultimi potenti d’europa, ma io me lo immagino, a frequentare bettole, a discutere con dei socialisti, a non dormire la notte.
La marcia di Redetzky doveva essere la celebrazione del potere assoluto, nel suo momento di massima vacillazione, ma ascoltandola adesso, mi sa che è il primo grande inno democratico, o perlomeno, è la prima musica classica 2.0


Il punk hardcore

Nel novembre del 1997 sono salito su una Panda Rossa, guidata dal cugino di un mio amico, io avevo 16 anni, e sono andato al primo concerto punk della mia vita, suonavano i NOFX, statunitendi, gruppo spalla gli Hi-Standard, giapponesi.

Quella musica è stata la colonna sonora della mia adolescenza e della mia “prima” maturità, ma più che la musica, mi piacevano i concerti.
Uno dei massimi momenti di “esperienza” che ho provato in quel periodo è stato in occasione di un “Warped Tour” all’Arena Parco Nord di Bologna.
Gli headliner della serata erano i LagWagon e i Pennywise, di cui era appena uscito un album, covato per molto tempo dopo i primi lavori, che si chiamava Straight Ahead, mi ricordo che era parecchio politicizzato come lavoro, tanto che la maglietta, classico feticcio che quando avevo i soldi compravo, era un black-bloc con una felpa dei Pennywise e la scritta Fuck Authority.
Durante il loro concerto, nel mezzo del pogo e del bodysurfing, arrivai ad metro dal palco e Jim, il cantante, mi mise il microfono in bocca, ed io sentii la mia voce uscire dall’impianto, mentre cantavo la fine di “Society”.

In questo periodo ho pensato parecchio alla street culture, come uno dei possibili ambienti in cui è nato il concetto di 2.0 e ripensando alla musica ed ai concerti che ho visto nella mia adolescenza, posso dire che un concerto punk-hardcore, era uno spazio in cui il pubblico non era spettatore passivo, ma era una celebrazione dell’interattività.

Kurt Cobain dopo aver distrutto gli strumenti con cui produceva i suoni, e che quindi lo dividevano da chi ascoltava, si gettava sul pubblico ed abbandonava la sua posizione di privilegio, poi le persone l’hanno imitato ed hanno iniziato ad invadere il palco, per poi gettarsi di nuovo, hanno iniziato ad allargare la loro esperienza.
Nel punk hardcore, il pogo il bodysurfing e lo stage diving sono esperienze consolidate, nuove ritualità che il pubblico conosce e pretende.
Mi viene in mente un concerto interrotto, erano gli Ignite, perchè i buttafuori erano un pò rudi con i ragazzi che salivano sul palco o che atterravano oltre le transenne dopo il bodysurfing.
Durante i concerti dei Sick of It All c’è un momento che a parer mio è illuminante per capire il balzo dell’esperienza, non so se lo facciano ancora, ma quando io andavo ai loro concerti era un marchio di fabbrica.
Lou Keller, il cantante, divideva il pubblico che aveva davanti in due parti, e, allo scattare della canzone, la parte destra del pubblico doveva andare a sinistra e quella sinistra a destra, ogni parte di pubblico, però, doveva spostarsi correndo e rimanendo allacciata ai propri compagni.
Si formavano due gruppi di persone, piuttosto sudate, che si fronteggiavano, pronti a scontrarsi come due eserciti esaltati.

http://www.youtube.com/watch?v=SadF2kvYlFg

È un balzo in avanti che racconta parecchie cose su come si sia rotto qualcosa nel concerto standard.
Primo, il cantante, ed il gruppo intero, non ti chiedono più di guardare il palco, ma ti chiedono di guardare in faccia le persone che sono lì con te, in mezzo al pubblico, di parlare con il tuo vicino, di stringerti a lui, di vedere quelli di fronte a te come quelli con cui ti scontrerai, e, solitamente le luci sul pubblico sono tutte accese, quindi puoi vedere ben in faccia la persona da cui riceverai un livido.
Secondo, la musica diventa un sottofondo, una colonna sonora per il vero evento, la vera esperienza, che è nel pubblico, sotto il palco e non sopra.
Il balletto collettivo durante il concerto di Chicago dei Black Eye Peas passa di qui, a parer mio, le barriere con l’unidireazionalità dell’esperienza hanno iniziato a cedere qui, ed è stato molto divertente abbatterle.

http://www.youtube.com/watch?v=jUN7qWPEFQQ

E credo che lo skate ed, in generale, la street culture abbia contribuito molto a cambiare gli occhi di chi cerca le nuove esperienze, non dico che il 2.0 sia nato da una tavola di legno con due paia di ruote sotto, ma credo che siano fortemente connessi.
Ma qui non parlerò di questo, parlerò solo di musica.


Evoluzione di una rivoluzione

I Sick Of It All però sono figli della Marcia di Radetzky, non c’è pezza, la marcia che ha segnato tutti i miei capodanno è l’unico pezzo di musica classica che io conosca, ma io sono molto ignorante, che rompe gli schemi ed il rapporto tra chi ascolta e chi suona.
Ed è incredibilmente rivoluzionario se pensate a quando è stato composto e quali sono le barriere formali che regolano un evento come il concerto di Capodanno.
Io non so quando sia accaduto, la prima volta, che le persone abbiano accompagnato la marcia battendo le mani, ma sicuramente, negli ultimi anni, è diventato un marchio di fabbrica, un nuovo rito.
Il pubblico diventa uno strumento al pari degli oboi e dei timpani, tutti i presenti sono parte dell’esperienza della marcia, tutti sono uniti nella musica.

Questo video è illuminante
http://www.youtube.com/watch?v=FHFf7NIwOHQ
siamo nel 1987, il direttore dirige il pubblico come uno dei suoi strumenti, riesce a farlo tacere quando è il momento, e ne gode quando può liberarlo.
In questo altro video accade qualcosa di diverso
http://www.youtube.com/watch?v=9zlE5ipwna8
qui il direttore d’orchestra è costretto a farlo tacere, con un gesto, perchè ha iniziato troppo presto, e poi lo incita quando è il momento, poi però è quasi divertito dalla magia che avviene ogni volta che si volta.
L’anno scorso, 2009,
http://www.youtube.com/watch?v=9Ll9bZXgj3A
il direttore quasi sgrida il pubblico, perchè ormai si tratta di un rito chiaro limpido assodato e non è più possibile che si facciano errori, poi a metà applauso dice addirittura “Bravo”, come se il pubblico fosse uno strumentista inesperto che va incitato, quando riattacca il momento dell’applauso, si gira e bacia il pubblico perchè non ha sbagliato ed infine lo dirige al contrario come se già si potesse fidare di lui.
Addirittura quest’anno accada qualcosa di nuovo ancora
http://www.youtube.com/watch?v=WpcqbKA0hBY
il direttore si permette di differenziare i due tipi di applausi, il pubblico quindi non solo non sbagli agli attacchi, ma è in grado di differenziare la sua voce, prima batte leggermente le mani, in un secondo tempo, quando il direttore lo chiede, cambia il tipo di applauso.

A parer mio l’anno prossimo, o nei seguenti, i direttori riusciranno a dividere il pubblico in settori, e far suonare diverse parti del teatro a seconda dei momenti, e chissà, magari inseriranno i piedi o altri suoni.

Quando ero bambino, poi, oltre ad applaudire e tenere il tempo, mi ero specializzato anche nella Marcia di Radetzky suonata con i denti, poi l’ho vista fare in un altro tempio del 2.0, la Corrida di Corrado e allora l’ho lasciata lì.

E io me li immagino Marx, Strauss e Corrado, che avrà avuto più o meno la loro età, in una bettola di Vienna, a cercare di capire come fare a fregare i regnanti, a distruggere la televisione, a creare un nuovo mondo, tra una pinta di birra e l’altra.

December 2, 2009

Pazienza

E se avete pazienza, una di queste sere, vi spiego perchè l’hardcore punk è 2.0

November 3, 2009
stellify:

precarious-peace:

These are men who were executed in Iran. Their only crime was private homosexual intimacy.

:(

stellify:

precarious-peace:

These are men who were executed in Iran. Their only crime was private homosexual intimacy.

:(

October 16, 2009

E se non hai capito il link di prima, allora capisci il link di adesso

October 16, 2009
October 7, 2009

È che quando ti avvicini ai trent’anni, certe cose sono un pò più viscerali.

E allora esserci stati è una questione di sano orgoglio.

September 30, 2009

Ma c’è Gabriele che cammina!!

September 30, 2009
Gli interni della Citroen del babbo di Magno
(via melisaki)

Gli interni della Citroen del babbo di Magno

(via melisaki)

September 28, 2009
E non è il vero e mitico scrittore di Milano, quelo che scrive Belzebù Puttana Cina

E non è il vero e mitico scrittore di Milano, quelo che scrive Belzebù Puttana Cina